Ultimamente mi è capitato di leggere quanto sia frequente che un bambino adottato sia “restituito”.
Quando si parla di adozione e paura dell’abbandono, il termine restituito è brutto da usare quando si parla di persone ma è il più adatto, purtroppo, in questa situazione.
Nelle prossime righe vorrei descrivere quanto questo gesto sia devastante per la psicologia del bambino.
Adozione e paura dell’abbandono: una premessa necessaria
Una premessa da fare è che l’adozione è da intendersi come un servizio fatto al bambino, e non per la famiglia che si rende disponibile per adottare.
I motivi che portano all’adozione possono essere molti. Ma molte coppie decidono di adottare un bambino in seguito al tentativo di avere un figlio biologico, spesso sottoponendosi anche a cure mediche lunghe e dolorose, ma non sono riusciti. Il loro desiderio di avere un figlio può portarli a intraprendere il percorso dell’adozione. Già da questo momento c’è un rischio: le aspettative che si hanno sul bambino come sostituto di quel figlio tanto voluto ma mai arrivato. Il bambino che sarà adottato inizierà la sua vita con un carico di aspettative legato più a chi dovrebbe essere che a chi è.
Il trauma nell’adozione e la paura dell’abbandono
Tralascio l’età del bambino dato in adozione, nazionale od internazionale, e vorrei soffermarmi solo sulle dinamiche psicologiche. Il bambino adottabile è un bambino che si porta con sé una storia drammatica di partenza. Sono bambini che hanno perso i genitori, oppure che sono stati tolti dai servizi sociali alle famiglie d’origine, o che la stessa famiglia ha deciso di non tenere… In tutti i casi sono bambini che hanno subito un abbandono.
Per l’essere umano la paura più grande è quella di essere abbandonato. Si pensi ad un lutto di una persona a cui si è molto legati. Una frase tipica sul morto è: “ci ha lasciati”. La perdita andrà elaborata con il tempo.
Il bambino adottabile ha subito un abbandono reale, e spesso da genitori spesso ancora in vita (aumentando la sensazione di essere stato espulso dalla famiglia). Ciò può portare il bambino a pensare di essere cattivo e sbagliato. Vorrei riuscire ad esprimere quanto questo concetto sia forte in un bambino, tanto da condizionarlo nelle relazioni future. Ma credo sia difficile poterne rappresentare la potenza distruttiva di un abbandono.
Adozione e paura dell’abbandono nella nuova famiglia
Quando il bambino entra nella nuova famiglia, se non è un neonato (che potrà manifestarlo più avanti con l’età), farà probabilmente una serie di agiti: da una parte si affiderà (dovuto al senso di gratitudine alla nuova famiglia), ma dall’altra metterà alla prova la nuova famiglia. Proverà la famiglia sfidandola, provando a metterla alle corde, facendo arrabbiare, comportandosi male a scuola, non ubbidendo…
Tutto proprio perché il bambino ha già subito l’abbandono più importante, quello dei genitori, e ha paura che questo si ripeta anche con i genitori adottivi (oltre che per un senso di lealtà alla famiglia d’origine, ma richiede un maggiore approfondimento questo punto, magari in seguito). Se la famiglia riesce a “superare l’esame” ed il bimbo sente di potersi iniziare a fidare, migliorerà sia il rapporto che il comportamento. Se la famiglia non ha gli strumenti per sostenere quanto detto la situazione può solo andare in un crescendo negativo senza fine. Qui rientrano quelle aspettative che la coppia aveva costruito idealizzando l’immagine del figlio.
Quando fallisce l’adozione e la paura dell’abbandono aumenta
Nell’estremo dei casi si arriva alla situazione del bambino restituito. Questo è l’ultimo tassello per dare un colpo mortale alla psiche del bambino. Non solo è stato abbandonato da una famiglia, ma da ben due famiglie, passandogli il messaggio che lui/lei non è meritevole d’amore.
Adozione e paura dell’abbandono durante l’adolescenza
Un’altra fase delicata nei casi di adozione, e non solo, è l’adolescenza. In questo periodo della vita si cerca di differenziarsi e individuarsi rispetto alle figure genitoriali (insomma si vuole essere considerati adulti e si inizia a definire le basi di che tipo di adulti si sarà). Ma tutto questo è fatto usando la famiglia come trampolino di lancio. Nei casi di adozione, anche dove magari fino a lì tutto sembrava filare abbastanza liscio, si possono innescare dei comportamenti inadeguati come furti, risse, uso di alcool o droghe, anoressia o bulimia, abbandoni scolastici…
Tutti gli adolescenti, in generale, possono utilizzare atteggiamenti provocatori. Se in più non hanno una base sufficientemente buona, da cui partire, possono mettere in atto i comportamenti sopra descritti. Nell’adolescente adottato ciò si potrà manifestare con grande forza. Non solo perché manca la base sicura, ma perché il ragazzo non si sente parte “naturale” della famiglia e tenterà di provare inconsciamente i genitori (come è avvenuto per il bambino che provava la fiducia) per vedere se sono in grado di sostenerlo, dargli sicurezza, in un periodo dello sviluppo in cui è abbastanza grande per essere “cacciato”, magari perché è maggiorenne. E ciò altro non è che un abbandono in un periodo di grande bisogno psicologico.
Quanto descritto sopra è un discorso generale. Molte adozioni funzionano. Però quando questo progetto fallisce è importante sapere di quanto sia devastante per un bambino che inoltre non ha colpe perché non ha chiesto di nascere.
Dr. Andrea Candoni
Psicologo e Psicoterapeuta